Molti di voi si staranno chiedendo: “Ma come mai dopo le prime difficoltà non siete tornati indietro?”
Ebbene eccovi la risposta: la strada fino ad allora era talmente stretta che non ce la facevamo a far inversione con i motorini e poi…. voi sareste ripassati da dove l’Eleonora ci aveva quasi rimesso per 2 volte la buccia?.
Dopo le varie vicende capitateci, siamo arrivati al punto in cui abbiamo connesso e abbiamo capito che molto probabilmente avevamo sbagliato strada e che quella giusta per il lago era il bivio di sinistra.
Franco era incavolato nero e la sera (dove eravamo tutti invitati ad una festa di compleanno) voleva spaccare il viso a tutti quelli che erano partiti con i 125 senza aspettarci, perchè non ci avevano dato le dritte giuste per arrivare a destinazione.
Ad un certo punto iniziammo a preoccuparci perché incominciava a farsi tardi, erano quasi le 18 ed il cielo non era più limpido come prima.
Dopo poco e dopo tanto salire, ci trovammo improvvisamente in mezzo ad uno spiazzo grandissimo, dove cominciava una discesa che sembrava ci riportasse verso la strada di casa (ed effettivamente sarebbe stato così).
A quel punto decidemmo di riposarci 2 minuti dallo stress e fermammo i motorini.
Il problema è che quello dell’Eleonora (e vi pareva) era in bilico dal cavalletto e cadde sopra a quello della Nicoletta che cadde sopra a quello di Franco.
Fortunatamente la mia vespa era più distante e non entrò nel tritello di motorini intrecciati fra loro nel fango.
Una volta che furono tirati su (tra i moccoli di Franco che imprecava in ogni lingua immaginabile), la Nicoletta non riuscì a rimettere in moto il suo mezzo.
Dopo tutto quel rallenta, ferma e riparti, si era giustamente ingolfato.
Allora Franco con tutta la forza che aveva riuscì a suon di pedalate e di scoppiettii a rimetterlo in moto e disse a Nicoletta: “Nico, adesso te lo rimetto sul cavalletto, te sgassa a più non posso fino a che non senti che è tornato a pieno regime”.
E così fu! Lei incomincio a dare gas a tutta manetta, mentre io e Franco ci mettemmo dietro a lei per fare il punto della situazione.
Franco scherzosamente mi disse: “O Gabriele! O come sei ridotto? dai retta a me, lavati! Sei pieno di fango”.
Io: “Senti chi parla, tu hai un bel coraggio. O non lo vedi che anche te aumenti di fango a vista d’occhio?”
A queste parole ci girammo verso la Nicoletta e vedemmo che la ruota di dietro era poggiata su una mega pozza.
E più lei dava gas e più la ruota di dietro girava, e più la ruota di dietro girava e più ci schizzava addosso fango e acqua sporca.
Franco e io gli urlammo: “NICOLETTAAAAA!!! CHE CAVOLO STAI FACENDOOO? FERMATIIIII”.
Decidemmo poi di ripartire e prendemmo la discesa che ci avrebbe riportato a casa.
Mentre andavamo, a me venne da ridere nuovamente perché gli schizzi del motorino della Nicoletta avevano macchiato di nero la camicia bianca di Franco e a vederlo così mi sembrava un “dalmata”.
Ma ancora la storia non è completamente finita….
(FINE QUINTA PARTE)
11 luglio 2007
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