
24 luglio 2007
20 luglio 2007
Il significato degli scioglilingua
Trentatrè trentini andarono a Trentro tutti e trentatrè trotterellando.
Perchè trentatrè trentini vanno a Trento se già sono lì?
Cioè, come fanno ad andarci se già ci sono?
E perchè trotterellando?
Non sapevo che gli abitanti di Trento fossero cavalli.
Sopra la panca la capra campa, sotto la panca la capra crepa.
Ok, sopra la panca la capra sta bene e quindi gode come un'anguilla, ma perchè sotto deve morire?
Per caso la panca contiene un sistema anti-capra?
La panca si rompe perchè Maurizio Costanzo ci si siede sopra e non regge il peso e quindi la capra muore schiacciata?
Insomma .... ma perchè 'sta cavolo di capra deve schiantare?
Tre tigri contro tre tigri.
....Statene alla larga perchè sono 6 tigri incazzate.
P.s.=Non fate caso alle bischerate qui descritte, deve essere il caldo che mi dà alla testa
Perchè trentatrè trentini vanno a Trento se già sono lì?
Cioè, come fanno ad andarci se già ci sono?
E perchè trotterellando?
Non sapevo che gli abitanti di Trento fossero cavalli.
Sopra la panca la capra campa, sotto la panca la capra crepa.
Ok, sopra la panca la capra sta bene e quindi gode come un'anguilla, ma perchè sotto deve morire?
Per caso la panca contiene un sistema anti-capra?
La panca si rompe perchè Maurizio Costanzo ci si siede sopra e non regge il peso e quindi la capra muore schiacciata?
Insomma .... ma perchè 'sta cavolo di capra deve schiantare?
Tre tigri contro tre tigri.
....Statene alla larga perchè sono 6 tigri incazzate.
P.s.=Non fate caso alle bischerate qui descritte, deve essere il caldo che mi dà alla testa
17 luglio 2007
Fate La Pace !!!
So che non è affare mio, ma da un pò di tempo mi diverto nel vedere due persone che scrivono e rispondono spesso al mio blog che si becchettano continuamente.
Le persone (matteo e rosadimaggio) fanno il gatto e il topo nel mio blog, in quello di matteo e a volte in quello di m1979.
Addirittura ora lui non risponde più a lei e lei non si firma più con il suo nome ma con "anonimo".
Viaaaaaaa! Fate la pace, siete mitici ed il bello di tutto ciò è vedere due persone (non sulla stessa linea d'onda) che litigano ma che si stimano reciprocamente.
Ce la farò a farvi riappacificare?
Le persone (matteo e rosadimaggio) fanno il gatto e il topo nel mio blog, in quello di matteo e a volte in quello di m1979.
Addirittura ora lui non risponde più a lei e lei non si firma più con il suo nome ma con "anonimo".
Viaaaaaaa! Fate la pace, siete mitici ed il bello di tutto ciò è vedere due persone (non sulla stessa linea d'onda) che litigano ma che si stimano reciprocamente.
Ce la farò a farvi riappacificare?
12 luglio 2007
Una mitica avventura d'estate (6° e ultima parte)
E così siamo finalmente arrivati alla fine di questa storia (che ribadisco essere VERA al 100%).
Fatemi sapere se vi è veramente piaciuta o se vi siete rotti le scatole.
Prendo di tutto, commenti negativi e positivi.
Iniziamo quest’ultima parte:
Alla fine abbiamo seguito la discesa che ci avrebbe riportato a casa.
La strada da fangosa e terrosa diventava sempre più asfaltata e quello era il segno che stavamo andando verso il “trionfo”.
Ad un certo punto sul lato sinistro della strada trovammo il cancello di una mega villa isolata dove un cane rabbioso ci abbaiava contro.
Al primo “vaffanculo” divertito da parte nostra, lui fece un balzo incredibile e saltò il cancello.
Incominciò ad inseguirci e noi spaventatissimi incominciammo ad andare a più non posso.
L’ultima della file era ….. (indovinate un po’?)….. ebbene sì…. proprio lei….. L’Eleonora.
Il cane si avvicinava sempre di più a lei.
L’Eleonora fortunatamente stavolta non si fermò, anzi, scalciava (con l’unico piede che aveva ancora la scarpa addosso) con una veemenza tale da sembrare il migliore “Bruce Lee” di ogni tempo.
Alla fine il cane si fermò sfinito e noi incominciammo a vedere strade da noi conosciute per il vero ritorno a casa.
Abbassammo la velocità, ci affiancammo tutti e 4 e ci guardammo.
Eravamo tutti in delle condizione catastrofiche e pietose, non c’era punto in cui (soprattutto dalle ginocchia in giù) non ci fosse traccia di fango.
A quel punto scattò una risata collettiva e liberatoria che ci fece capire che avevamo vissuto un’avventura divertente che non avremmo mia scordato.
La sera ci trovammo ad una festa di compleanno insieme agli altri che erano arrivati al posto nostro e alla domanda “Ma dove siete finiti?” raccontammo a tutti quello che ci era capitato.
Capimmo subito che loro non si divertirono granchè al lago e alcuni avrebbero pagato per essere al posto nostro a vivere questa mitica giornata.
P.s.= Il pallone che portava l’Eleonora arrivò fino in fondo sano, salvo e “gonfio”.
Fatemi sapere se vi è veramente piaciuta o se vi siete rotti le scatole.
Prendo di tutto, commenti negativi e positivi.
Iniziamo quest’ultima parte:
Alla fine abbiamo seguito la discesa che ci avrebbe riportato a casa.
La strada da fangosa e terrosa diventava sempre più asfaltata e quello era il segno che stavamo andando verso il “trionfo”.
Ad un certo punto sul lato sinistro della strada trovammo il cancello di una mega villa isolata dove un cane rabbioso ci abbaiava contro.
Al primo “vaffanculo” divertito da parte nostra, lui fece un balzo incredibile e saltò il cancello.
Incominciò ad inseguirci e noi spaventatissimi incominciammo ad andare a più non posso.
L’ultima della file era ….. (indovinate un po’?)….. ebbene sì…. proprio lei….. L’Eleonora.
Il cane si avvicinava sempre di più a lei.
L’Eleonora fortunatamente stavolta non si fermò, anzi, scalciava (con l’unico piede che aveva ancora la scarpa addosso) con una veemenza tale da sembrare il migliore “Bruce Lee” di ogni tempo.
Alla fine il cane si fermò sfinito e noi incominciammo a vedere strade da noi conosciute per il vero ritorno a casa.
Abbassammo la velocità, ci affiancammo tutti e 4 e ci guardammo.
Eravamo tutti in delle condizione catastrofiche e pietose, non c’era punto in cui (soprattutto dalle ginocchia in giù) non ci fosse traccia di fango.
A quel punto scattò una risata collettiva e liberatoria che ci fece capire che avevamo vissuto un’avventura divertente che non avremmo mia scordato.
La sera ci trovammo ad una festa di compleanno insieme agli altri che erano arrivati al posto nostro e alla domanda “Ma dove siete finiti?” raccontammo a tutti quello che ci era capitato.
Capimmo subito che loro non si divertirono granchè al lago e alcuni avrebbero pagato per essere al posto nostro a vivere questa mitica giornata.
P.s.= Il pallone che portava l’Eleonora arrivò fino in fondo sano, salvo e “gonfio”.
FINE
11 luglio 2007
Una mitica avventura d'estate (5° parte)
Molti di voi si staranno chiedendo: “Ma come mai dopo le prime difficoltà non siete tornati indietro?”
Ebbene eccovi la risposta: la strada fino ad allora era talmente stretta che non ce la facevamo a far inversione con i motorini e poi…. voi sareste ripassati da dove l’Eleonora ci aveva quasi rimesso per 2 volte la buccia?.
Dopo le varie vicende capitateci, siamo arrivati al punto in cui abbiamo connesso e abbiamo capito che molto probabilmente avevamo sbagliato strada e che quella giusta per il lago era il bivio di sinistra.
Franco era incavolato nero e la sera (dove eravamo tutti invitati ad una festa di compleanno) voleva spaccare il viso a tutti quelli che erano partiti con i 125 senza aspettarci, perchè non ci avevano dato le dritte giuste per arrivare a destinazione.
Ad un certo punto iniziammo a preoccuparci perché incominciava a farsi tardi, erano quasi le 18 ed il cielo non era più limpido come prima.
Dopo poco e dopo tanto salire, ci trovammo improvvisamente in mezzo ad uno spiazzo grandissimo, dove cominciava una discesa che sembrava ci riportasse verso la strada di casa (ed effettivamente sarebbe stato così).
A quel punto decidemmo di riposarci 2 minuti dallo stress e fermammo i motorini.
Il problema è che quello dell’Eleonora (e vi pareva) era in bilico dal cavalletto e cadde sopra a quello della Nicoletta che cadde sopra a quello di Franco.
Fortunatamente la mia vespa era più distante e non entrò nel tritello di motorini intrecciati fra loro nel fango.
Una volta che furono tirati su (tra i moccoli di Franco che imprecava in ogni lingua immaginabile), la Nicoletta non riuscì a rimettere in moto il suo mezzo.
Dopo tutto quel rallenta, ferma e riparti, si era giustamente ingolfato.
Allora Franco con tutta la forza che aveva riuscì a suon di pedalate e di scoppiettii a rimetterlo in moto e disse a Nicoletta: “Nico, adesso te lo rimetto sul cavalletto, te sgassa a più non posso fino a che non senti che è tornato a pieno regime”.
E così fu! Lei incomincio a dare gas a tutta manetta, mentre io e Franco ci mettemmo dietro a lei per fare il punto della situazione.
Franco scherzosamente mi disse: “O Gabriele! O come sei ridotto? dai retta a me, lavati! Sei pieno di fango”.
Io: “Senti chi parla, tu hai un bel coraggio. O non lo vedi che anche te aumenti di fango a vista d’occhio?”
A queste parole ci girammo verso la Nicoletta e vedemmo che la ruota di dietro era poggiata su una mega pozza.
E più lei dava gas e più la ruota di dietro girava, e più la ruota di dietro girava e più ci schizzava addosso fango e acqua sporca.
Franco e io gli urlammo: “NICOLETTAAAAA!!! CHE CAVOLO STAI FACENDOOO? FERMATIIIII”.
Decidemmo poi di ripartire e prendemmo la discesa che ci avrebbe riportato a casa.
Mentre andavamo, a me venne da ridere nuovamente perché gli schizzi del motorino della Nicoletta avevano macchiato di nero la camicia bianca di Franco e a vederlo così mi sembrava un “dalmata”.
Ma ancora la storia non è completamente finita….
(FINE QUINTA PARTE)
Ebbene eccovi la risposta: la strada fino ad allora era talmente stretta che non ce la facevamo a far inversione con i motorini e poi…. voi sareste ripassati da dove l’Eleonora ci aveva quasi rimesso per 2 volte la buccia?.
Dopo le varie vicende capitateci, siamo arrivati al punto in cui abbiamo connesso e abbiamo capito che molto probabilmente avevamo sbagliato strada e che quella giusta per il lago era il bivio di sinistra.
Franco era incavolato nero e la sera (dove eravamo tutti invitati ad una festa di compleanno) voleva spaccare il viso a tutti quelli che erano partiti con i 125 senza aspettarci, perchè non ci avevano dato le dritte giuste per arrivare a destinazione.
Ad un certo punto iniziammo a preoccuparci perché incominciava a farsi tardi, erano quasi le 18 ed il cielo non era più limpido come prima.
Dopo poco e dopo tanto salire, ci trovammo improvvisamente in mezzo ad uno spiazzo grandissimo, dove cominciava una discesa che sembrava ci riportasse verso la strada di casa (ed effettivamente sarebbe stato così).
A quel punto decidemmo di riposarci 2 minuti dallo stress e fermammo i motorini.
Il problema è che quello dell’Eleonora (e vi pareva) era in bilico dal cavalletto e cadde sopra a quello della Nicoletta che cadde sopra a quello di Franco.
Fortunatamente la mia vespa era più distante e non entrò nel tritello di motorini intrecciati fra loro nel fango.
Una volta che furono tirati su (tra i moccoli di Franco che imprecava in ogni lingua immaginabile), la Nicoletta non riuscì a rimettere in moto il suo mezzo.
Dopo tutto quel rallenta, ferma e riparti, si era giustamente ingolfato.
Allora Franco con tutta la forza che aveva riuscì a suon di pedalate e di scoppiettii a rimetterlo in moto e disse a Nicoletta: “Nico, adesso te lo rimetto sul cavalletto, te sgassa a più non posso fino a che non senti che è tornato a pieno regime”.
E così fu! Lei incomincio a dare gas a tutta manetta, mentre io e Franco ci mettemmo dietro a lei per fare il punto della situazione.
Franco scherzosamente mi disse: “O Gabriele! O come sei ridotto? dai retta a me, lavati! Sei pieno di fango”.
Io: “Senti chi parla, tu hai un bel coraggio. O non lo vedi che anche te aumenti di fango a vista d’occhio?”
A queste parole ci girammo verso la Nicoletta e vedemmo che la ruota di dietro era poggiata su una mega pozza.
E più lei dava gas e più la ruota di dietro girava, e più la ruota di dietro girava e più ci schizzava addosso fango e acqua sporca.
Franco e io gli urlammo: “NICOLETTAAAAA!!! CHE CAVOLO STAI FACENDOOO? FERMATIIIII”.
Decidemmo poi di ripartire e prendemmo la discesa che ci avrebbe riportato a casa.
Mentre andavamo, a me venne da ridere nuovamente perché gli schizzi del motorino della Nicoletta avevano macchiato di nero la camicia bianca di Franco e a vederlo così mi sembrava un “dalmata”.
Ma ancora la storia non è completamente finita….
(FINE QUINTA PARTE)
Una mitica avventura d'estate (4° parte)
Arieccoci con questa lunga storia di una domenica estiva di alcuni anni fa.
Io non so quante parti saranno perché cerco di essere breve per non annoiare e preferisco fare più post.
Così a occhio e croce credo che saranno dai 6 agli 8 post.
Partiamo con questa quarta tranche:
Continuammo ad andare sempre dritto e nel frattempo ci stavamo pian piano sporcando le scarpe e il fondo dei pantaloni a causa del pantano che incontravamo.
La strada si era lievemente allargata ed ora si viaggiava un po’ meglio.
Ad un certo punto trovammo un passaggio con della terra asciutta al centro e due grandi pozze ricoperte di fango ai lati.
Franco (che faceva da cicerone) disse: “Ragazzi, anche qui facciamo come prima. Non ci facciamo prendere dal panico, passiamo dalla parte asciutta e non ci fermiamo per nessun motivo. Capito Eleonora?”
Eleonora: “Si, anche se ho paura!”
Partimmo e passammo tutti perfettamente, mancava solo una persona all’appello: l’Eleonora!
Quando toccò a lei, partì con una bella sgassata, ma arrivò a metà del percorso che incominciò nuovamente a rallentare e a traballare fino a quando non si fermò di nuovo.
A quel punto “SPLASH” inzuppò il piede dentro la pozza sulla sinistra e gli arrivava quasi fino a metà gamba.
Noi tutti scendemmo dai nostri motorini e l’aiutammo a togliere il piede da quella marmellata di fango.
Una volta fuori aveva sia il cavallo dei pantaloni che il piede completamente ricoperti dal fango, al punto tale da non riuscire a intravedere il colore dei vestiti.
L’Eleonora cominciò a piagnucolare e a dire: “La scarpa…”
Franco: “O Eleonora, siamo qui tutti in condizioni pietose e ti disperi per una scarpa piena di fango?”
Nicoletta (che piangeva e rideva contemporaneamente dal nervoso): “E io che cosa dovrei dire? Le mie scarpe sono bianche, le ho comprate ieri e sono da buttare via”.
Eleonora: “Sì, ma la scarpa….”
Io: “O Eleonora!! Quando torni a casa te le pulisci e basta. Siamo tutti nella tua stessa condizione”
Eleonora: “Si lo so, ma la scarpa….”
Franca: “BASTA!! Guarda me, le mie scarpe sono infangate come le tua”.
Eleonora (piangendo): “Si, ma io la scarpa l’ho persa. E’ dentro la pozza di fango”
Franco: “Come? l’hai persa? Ci mancava anche questa”.
La scena seguente si svolse così: Franco cercò di riprendere la scarpa girando un bastone dentro la profonda pozza (come si fa quando si cerca di raffreddare la minestra girandoci il cucchiaio dentro al piatto) ma la scarpa non fu ritrovata.
Io e la Nicoletta morivamo dal ridere, è vero che eravamo in una condizione pessima, ma non restava altro che riderci sopra sennò i nervi esplodevano.
Sembra veramente una barzelletta, ma tutto è andato veramente così.
Ma ancora non era finita…..
(FINE QUARTA PARTE)
Io non so quante parti saranno perché cerco di essere breve per non annoiare e preferisco fare più post.
Così a occhio e croce credo che saranno dai 6 agli 8 post.
Partiamo con questa quarta tranche:
Continuammo ad andare sempre dritto e nel frattempo ci stavamo pian piano sporcando le scarpe e il fondo dei pantaloni a causa del pantano che incontravamo.
La strada si era lievemente allargata ed ora si viaggiava un po’ meglio.
Ad un certo punto trovammo un passaggio con della terra asciutta al centro e due grandi pozze ricoperte di fango ai lati.
Franco (che faceva da cicerone) disse: “Ragazzi, anche qui facciamo come prima. Non ci facciamo prendere dal panico, passiamo dalla parte asciutta e non ci fermiamo per nessun motivo. Capito Eleonora?”
Eleonora: “Si, anche se ho paura!”
Partimmo e passammo tutti perfettamente, mancava solo una persona all’appello: l’Eleonora!
Quando toccò a lei, partì con una bella sgassata, ma arrivò a metà del percorso che incominciò nuovamente a rallentare e a traballare fino a quando non si fermò di nuovo.
A quel punto “SPLASH” inzuppò il piede dentro la pozza sulla sinistra e gli arrivava quasi fino a metà gamba.
Noi tutti scendemmo dai nostri motorini e l’aiutammo a togliere il piede da quella marmellata di fango.
Una volta fuori aveva sia il cavallo dei pantaloni che il piede completamente ricoperti dal fango, al punto tale da non riuscire a intravedere il colore dei vestiti.
L’Eleonora cominciò a piagnucolare e a dire: “La scarpa…”
Franco: “O Eleonora, siamo qui tutti in condizioni pietose e ti disperi per una scarpa piena di fango?”
Nicoletta (che piangeva e rideva contemporaneamente dal nervoso): “E io che cosa dovrei dire? Le mie scarpe sono bianche, le ho comprate ieri e sono da buttare via”.
Eleonora: “Sì, ma la scarpa….”
Io: “O Eleonora!! Quando torni a casa te le pulisci e basta. Siamo tutti nella tua stessa condizione”
Eleonora: “Si lo so, ma la scarpa….”
Franca: “BASTA!! Guarda me, le mie scarpe sono infangate come le tua”.
Eleonora (piangendo): “Si, ma io la scarpa l’ho persa. E’ dentro la pozza di fango”
Franco: “Come? l’hai persa? Ci mancava anche questa”.
La scena seguente si svolse così: Franco cercò di riprendere la scarpa girando un bastone dentro la profonda pozza (come si fa quando si cerca di raffreddare la minestra girandoci il cucchiaio dentro al piatto) ma la scarpa non fu ritrovata.
Io e la Nicoletta morivamo dal ridere, è vero che eravamo in una condizione pessima, ma non restava altro che riderci sopra sennò i nervi esplodevano.
Sembra veramente una barzelletta, ma tutto è andato veramente così.
Ma ancora non era finita…..
(FINE QUARTA PARTE)
Una mitica avventura d'estate (3° parte)
Ok! arrivati a questo punto e prima di proseguire, vi racconto un pò dei 4 protagonisti della storia.
Si parte dal sottoscritto che a quei tempi era longilineo e secco da far paura.
Franco faceva rugby e pareva gonfiato ad aria compressa.
Nicoletta era una rossa dal carattere forte ed era una che le cose te le diceva nel viso senza tenersele dentro.
Eleonora in compagnia veniva chiamata “l’Alvaro Vitali con gli occhiali” perché tolti quelli assomigliava veramente al noto attore di commedie sexy anni ’70.
E adesso ripartiamo:
Andando avanti il tragitto diventava sempre più stretto.
Ad un certo punto ci prese il vero panico perché per un metro del tratto che stavamo facendo, la larghezza della strada non superava i 3 centimetri.
Praticamente ci passavano le ruote dei motorini precise.
Franco disse: “Ragazzi, qui è un casino! Mi raccomando! Bisogna passare da qui velocemente, senza fermarsi e se proprio doveste trovarvi in difficoltà buttatevi e appoggiatevi verso il lato sinistro dove c’è il muro di terra. Mi raccomando! Sulla destra c’è questo dirupo e ci si può fare molto male se si casca lì. Adesso vi faccio vedere come dovete fare…”
Dopodiché partendo alla massima velocità e a testa china, arriva tranquillamente dall’altra parte.
Stessa cosa fa Nicoletta.
Poi tocca ad Eleonora, che parte…. ma a metà della stretta strada si ferma ed incomincia a tentennare.
Io: “Eleonora buttati sulla sinistra, BUTTATI SULLA SINISTRA!!!”
Lei continuò a tentennare a destra e sinistra per qualche secondo e poi …. si buttò sulla destra.
Ricordo ancora: il motorino (non si sa come) cascò e non andò di sotto, ma lei sì.
In un decimo di secondo vedemmo la sequenza dell’Eleonora sopra il “Ciao” che cascando sparì inghiottita dal bosco che si trovava di sotto.
Ci fu un silenzio tombale fra noi e l’unico rumore che sentimmo fu un “frusc frusc” di qualcuno che stava rotolando giù.
L’unica che dopo un po’ ruppe il silenzio fu Nicoletta che gridò: “ELEONORA…. SEI VIVAAAA?”
E dal fondo una voce lontana rispose “Ragazziiiii, ho salvato il palloneeeeee”
Franco: “Ma vaffanculo te e il pallone”
E dato che non si era fatta niente (incredibile) tutti incominciammo a ridere di gusto, mentre aspettavamo che l’Eleonora risalisse dal fondo.
Gli ci vollero 45 minuti per risalire e per ripartire in questa avventura che non era assolutamente finita.
(FINE TERZA PARTE)
Si parte dal sottoscritto che a quei tempi era longilineo e secco da far paura.
Franco faceva rugby e pareva gonfiato ad aria compressa.
Nicoletta era una rossa dal carattere forte ed era una che le cose te le diceva nel viso senza tenersele dentro.
Eleonora in compagnia veniva chiamata “l’Alvaro Vitali con gli occhiali” perché tolti quelli assomigliava veramente al noto attore di commedie sexy anni ’70.
E adesso ripartiamo:
Andando avanti il tragitto diventava sempre più stretto.
Ad un certo punto ci prese il vero panico perché per un metro del tratto che stavamo facendo, la larghezza della strada non superava i 3 centimetri.
Praticamente ci passavano le ruote dei motorini precise.
Franco disse: “Ragazzi, qui è un casino! Mi raccomando! Bisogna passare da qui velocemente, senza fermarsi e se proprio doveste trovarvi in difficoltà buttatevi e appoggiatevi verso il lato sinistro dove c’è il muro di terra. Mi raccomando! Sulla destra c’è questo dirupo e ci si può fare molto male se si casca lì. Adesso vi faccio vedere come dovete fare…”
Dopodiché partendo alla massima velocità e a testa china, arriva tranquillamente dall’altra parte.
Stessa cosa fa Nicoletta.
Poi tocca ad Eleonora, che parte…. ma a metà della stretta strada si ferma ed incomincia a tentennare.
Io: “Eleonora buttati sulla sinistra, BUTTATI SULLA SINISTRA!!!”
Lei continuò a tentennare a destra e sinistra per qualche secondo e poi …. si buttò sulla destra.
Ricordo ancora: il motorino (non si sa come) cascò e non andò di sotto, ma lei sì.
In un decimo di secondo vedemmo la sequenza dell’Eleonora sopra il “Ciao” che cascando sparì inghiottita dal bosco che si trovava di sotto.
Ci fu un silenzio tombale fra noi e l’unico rumore che sentimmo fu un “frusc frusc” di qualcuno che stava rotolando giù.
L’unica che dopo un po’ ruppe il silenzio fu Nicoletta che gridò: “ELEONORA…. SEI VIVAAAA?”
E dal fondo una voce lontana rispose “Ragazziiiii, ho salvato il palloneeeeee”
Franco: “Ma vaffanculo te e il pallone”
E dato che non si era fatta niente (incredibile) tutti incominciammo a ridere di gusto, mentre aspettavamo che l’Eleonora risalisse dal fondo.
Gli ci vollero 45 minuti per risalire e per ripartire in questa avventura che non era assolutamente finita.
(FINE TERZA PARTE)
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